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Studio DIG: efficacia della Digossina nel ridurre la mortalità ad 1 anno nello scompenso cardiaco cronico


Le analisi post-hoc dello studio DIG ( Digitalis Investigation Group ) hanno indicato che la Digossina a basse concentrazioni sieriche ( 0.5-0.9 ng/ml ) riduce la mortalità, e che la Digossina a basso dosaggio ( minore o uguale a 0.125 mg/die ) predice una bassa concentrazione plasmatica di Digossina.

Nello studio DIG, i pazienti ambulatoriali con insufficienza cardiaca sistolica e diastolica cronica ( n=7.788 ) con normale ritmo sinusale, riceventi Ace inibitori e diuretici, sono stati assegnati in modo casuale a placebo ( n=3.899 ) o a Digossina ( n=3.889 ).

Il dosaggio mediano di Digossina ( 0.25 mg/die ) e la digitalemia target ( 0.8-2.5 ng/ml ) erano più alti rispetto a quanto attualmente raccomandato. Questo, in parte può spiegare la mancanza di benefici sulla mortalità nel lungo periodo nello studio DIG.

Per valutare questa ipotesi, è stato esaminato l’effetto della Digossina sugli outcome ( esiti ) nel breve periodo.

Ad 1 anno, la mortalità generale ha interessato 392 pazienti nel gruppo Digossina e 448 nel gruppo placebo ( hazard ratio per la mortalità cardiovascolare e per la mortalità per insufficienza cardiaca: 0.87 ( p=0.072 ) e 0.66 ( p=0.001 ).

L’ospedalizzazione per tutte le cause si è presentata in 1.411 e 1.529 pazienti riceventi Digossina e placebo, rispettivamente ( hazard ratio: 0.89, p=0.002 ).
Gli hazard ratio per l’ospedalizzazione cardiovascolare e per l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco sono risultati, rispettivamente, 0.82 ( p
In conclusione, la Digossina riduce la mortalità ad 1 anno e l’ospedalizzazione nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica, riceventi Ace inibitori e diuretici.
Tuttavia sono necessari studi clinici per determinare l’effetto dei bassi dosaggi di Digossina nei pazienti con scompenso cardiaco cronico. ( Xagena2009 )

Ahmed A et al, Am J Cardiol 2009; 103: 82-87


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