Scompenso Cardiaco
 
News
Farmaci
 
Patologie
 
Aids Allergie Alzheimer Angina Pectoris Ansia Aritmie Artrite Asma Bronchite Calvizie Cefalea Celiachia Cistite Crohn Depressione Diabete Mellito Disturbo Bipolare Dolore Epatite Epilessia Fibrillazione Atriale Glaucoma Herpes Ictus Impotenza Ipertiroidismo Ipotiroidismo Infarto Miocardico Insonnia Ipertensione Micosi Marfan Osteoporosi Parkinson Psoriasi Sars Schizofrenia Scompenso Cardiaco Sclerosi Laterale Amiotrofica Sclerosi Multipla
Farmaci
Farmaci Farmacologia Farmacovigilanza Farmacia Vaccini
ECM
MediLearn
Motore Ricerca
MediExplorer

News

L’iponatriemia associata a maggior rischio di mortalità tra i pazienti con scompenso cardiaco e frazione d’eiezione preservata

L’iponatriemia è un predittore di esito avverso nel breve periodo nei pazienti con insufficienza cardiaca acuta.
L’impatto dell’iponatriemia sulla sopravvivenza nel lungo periodo nei pazienti con scompenso cardiaco e frazione d’eiezione preservata non è stato valutato.

Ricercatori francesi hanno esaminato, in modo prospettico, l’impatto della natriemia al basale e i cambiamenti dei livelli di sodio durante l’ospedalizzazione sull’outcome a 7 anni in 358 pazienti che sono sopravvissuti ad una prima ospedalizzazione per insufficienza cardiaca.

Al momento del ricovero l’iponatriemia ( sodio inferiore a 136 mEq/L ) è stata diagnosticata in 91 pazienti ( 25.4% ).

L’iponatriemia al basale era associata ad un aumentato rischio di mortalità totale ( hazard ratio, HR=1.98 ) e di mortalità cardiovascolare ( HR=1.92 ).
Dopo aggiustamento per covariate, le relazioni sono rimaste significative.

La sopravvivenza a 7 anni ( sopravvivenza osservata/attesa ) dei pazienti con iponatriemia è risultata più bassa rispetto a quella dei pazienti non valori normali di sodio ( 31% versus 63% ).

Alla dimissione ospedaliera, 45 pazienti con bassi livelli di sodio al basale hanno presentato una normale natriemia ( 49% ), mentre 46 hanno presentato un’iponatriemia persistente ( 51% ).

I pazienti, che alla dimissione avevano una natriemia normalizzata, hanno fatto registrare un eccesso di mortalità a 7 anni, rispetto al gruppo normonatriemico ( HR=1.50 ).

I pazienti con iponatriemia persistente presentavano una più bassa sopravvivenza a 7 anni ( HR=2.67 ).

Dopo aggiustamento per le covariate, per i pazienti con persistente iponatriemia è emerso un marcato aumento del rischio relativo di mortalità totale, rispetto ai pazienti con normali valori di natriemia al basale.

In conclusione, l’iponatriemia è un potente predittore di mortalità nel lungo periodo nei pazienti con scompenso cardiaco e con frazione d’eiezione preservata. ( Xagena2009 )

Rusinaru D et al, Am J Cardiol 2009; 103: 405-410


Cardio2009 Diagno2009

 
 
 
 
 
 
 
Xagena.it

.::Powered By LM Web Solutions::.